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17.10.2009

60// Gerusalemme vista dal Muro

di Ufficio stampa della Provincia di Ancona

 

BETLEMME – Gerusalemme è una città unica. Dall’alto della sua millenaria storia, rappresenta insieme ad Atene il pilastro della formazione e dello sviluppo del pensiero politico-filosofico sul quale si fondano e si reggono le odierne civiltà moderne.

Oggi questa vocazione spirituale, questo anelito di grandezza, rischia di scomparire, imprigionato in blocchi di cemento e centinaia di chilometri di filo spinato. L’edificazione del Muro voluta dal governo israeliano, che continua ad andare avanti strappando terra ai palestinesi, è una ferita difficile da rimarginare. E se in astratto ciò rappresenta un’aberrazione, è solo percorrendone il suo lungo tracciato che ci possiamo accorgere delle sue reali e inimmaginabili conseguenze per la popolazione di Gerusalmme.

Il Muro è il simbolo del doloroso stato di apartheid che si vige oggi in Israele, un dolore che neanche i bellissimi murales e i messaggi internazionali di solidarietà che ne interrompono l’uniforme grigiore riescono a lenire.

Seguendone il percorso è possibile vedere i cantieri dove si sta lavorando alla costruzione di ulteriori parti e non è difficile associarne l’itinerario alla realizzazione di nuovi insediamenti colonici in territorio palestinese, dove andranno presto ad abitare nuove famiglie provenienti da ogni parte del mondo, per lo più dalla Russia, dal Canada, dagli Stati Uniti e dalla Francia, ai quali il governo di Israele, garantisce il diritto al ritorno sovvenzionato attraverso cospicui vantaggi economici. Un processo di colonizzazione del territorio, che oltre a violare ogni principio di diritto internazionale, mina irrimediabilmente le già deboli speranze di una pace stabile e duratura esso. A volte l’esproprio e la demolizione delle abitazioni palestinesi ricorre a pretesti biblici. A Silwan, quartiere di Gerusalemme dove risiedono migliaia di famiglie palestinesi, incontriamo un’associazione che si batte contro questa politica di esproprio coatto. Ci spiegano che lì è stato già approvato il piano di sgombero e demolizione di centinaia di case per far sorgere il grande giardino di David. Nella loro sede c’è un manifesto con su scritto in arabo e in inglese “Non lasceremo mai le nostre case”.



Betlemme, 15 ottobre 2009

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