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14.10.2009

44// M.O.: UNRWA, pace impossibile senza soluzione questione profughi

di Agenzia Italia

 

Gerusalemme, 14 ott. - Se non si scioglierà il nodo dei profughi palestinesi non sarà mai possibile la pace tra israeliani e palestinesi. A parlare è Filippo Grandi, vice commissario generale dell’Agenzia Onu per gli Aiuti e il sostegno ai palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa), che oggi ha accolto in un campo profughi una delegazione della ‘marcia dei Quattrocento’ italiani, che da cinque giorni e' in missione di pace in Israele e nei Territori occupati. “Erano 700mila i palestinesi che nel 1948, durante il primo conflitto arabo-israeliano, lasciarono il territorio della Palestina allora sotto protettorato britannico”, ricorda Grandi, “Oggi, con i loro discendenti, i rifugiati palestinesi sono 4,5 milioni, sparpagliati in tutto il Medio Oriente: Libano, Siria, Giordania e, soprattutto, nei territori occupati da Israele. Questo campo profughi di Shufat, a Gerusalemme, fu costruito dal governo giordano nella meta’ degli anni Sessanta per 3.500 persone, oggi ne contiene 18.000. Un’espansione demografica enorme che porta altrettanti problemi sociali, economici, istituzionali che poi sono gli stessi che gravano in tutti i campi profughi in Medio Oriente”. E si sono visti in tutta la loro drammaticità nel corso della visita di oggi tra le gente, i bambini già nati profughi. L’Unrwa fa quello che può, continua Grandi, ma con i tagli degli stanziamenti, non può che garantire i servizi di base. “Siamo molto sotto finanziati”, ha sottolineato il vice segretario generale che poi tocca un altro aspetto delicato della condizione del profugo palestinese: “Esiste il problema della mobilita’, soprattutto qui in Cisgiordania: ostacoli e blocchi posti dalle autorità israeliane – ne abbiamo contati 600 tipi - a supporto del sistema di occupazione di cui soffrono particolarmente i palestinesi di questo campo, ma anche tutti gli altri palestinesi in Cisgiordania e a Gaza”.

Le donazioni all’Unrwa in questi anni di sessant'anni di attività non dono purtroppo andate di pari passo con i crescenti bisogni. Sono donazioni dei governi su base volontaria, come si dice in termini tecnici, e non obbligatoria come per esempio nel caso di operazioni di pace. E negli ultimi due anni, a causa della crisi economica e finanziaria internazionale, si e’ accentuato il divario tra bisogni e aiuti. “E questo ha toccato purtroppo anche il contributo del governo italiano che e’ passato dai 16,9 milioni di dollari del 2008 agli 8,7 milioni di dollari di quest’anno, in flessione rispetto alla media di 8,9 milioni degli ultimi dieci anni”, ha affermato Grandi, “Speriamo che quando i Paesi occidentali saranno usciti dalla crisi si possa riprendere un livello di aiuti sufficiente, perché altrimenti le conseguenze economiche, sociali e anche politiche in questa regione sarebbero incalcolabili”. L’Unrwa si occupa soltanto degli aspetti umanitari, l’aspetto politico e’ materia dei governi ospitanti. “Continuiamo comunque a fare sentire la nostra voce per dire che se non sarà trovata”, conclude Grandi con amarezza, “una soluzione giusta, equanime al complessissimo problema dei rifugiati palestinesi -ed e' quanto continuiamo a ricordare agli attori del processo politico, quindi principalmente ai governi israeliano e palestinese, ma anche ai governi che appoggiano questo processo, in primis gli Stati Uniti, gli europei e anche i governi arabi- e se questa nostra voce non sarà ascoltata di più e più seriamente nel contesto del processo di pace, non ci sarà mai la pace in Medio Oriente”

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