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12.10.2009

20// A Ramallah per incontrare le municipalità palestinesi

di Ufficio stampa della Provincia di Ancona

 

RAMALLAH – Seconda giornata della settimana della pace dedicata all’incontro, all’ascolto e al dialogo con le municipalità palestinesi della West bank. Si parte da Betlemme alle 8 in punto, destinazione Ramallah dove ci attendono i rappresentanti della Association of Palestinian Local Auothorties (APLA). Prima ancora che la voce dei sindaci palestinesi, sono i pochi chilometri che separano i due centri a consegnarci uno spaccato della drammatica quotidianità. Arrivati al primo check point, ci mettiamo in coda osservando le torrette di guardia che interrompono la grigia e cupa linearità del muro che il governo israeliano ha edificato lungo il confine e che taglia in due la città di Gerusalemme. A vent’anni da Berlino la storia ci interroga nuovamente. Al momento del nostro turno siamo poco cortesemente invitati a scendere. Sanno chi siamo, ma ci costringono ugualmente ad attraversare la frontiera tra tunnel, tornelli e metal detector sotto l’attenta sorveglianza di militari israeliani armati fino ai denti. Sguardo fisso, senza emozioni, questi ragazzi appena cresciuti hanno il potere di interdire il passaggio a propria discrezione. È quanto accade mentre usciamo a due donne musulmane, alle quali da dietro il gabbiotto il giovane soldato rivolge urla che sortiscono l’unico effetto di intimorire ancor di più le povere malcapitate. Chi del gruppo è già venuto da queste parti ci informa che questo è il trattamento riservato ogni giorno a centinaia di lavoratori costretti a mettersi infila già alle tre del mattino per potersi recare al lavoro in orario a Gerusalemme.

Riprendiamo il cammino. Del Muro ne abbiamo sentito parlare alla televisione, ne abbiamo letto sui giornali; attraversarlo è altra cosa. Percepisci il significato della parola ingiustizia. Lungo il percorso le cose non migliorano, anzi. La strada in molti tratti segna il confine tra i villaggi palestinesi e gli insediamenti dei coloni israeliani. Non è solo l’aspetto e la qualità delle abitazioni a indicarci gli uni e gli altri. I particolari fanno la differenza, una regola che in questo caso non fa eccezione. Sopra le case dei palestinesi grandi bidoni neri conservano acqua. Molti meno dall’altra parte della carreggiata e di ben più modeste dimensioni. La rete idrica non copre tutto il territorio. In Palestina, l’acqua è un diritto per i coloni, non per i palestinesi. Come del resto il diritto alla casa - ci spiega Flavio Lotti indicandoci un piccolo quartiere - che gli israeliani possono requisire senza problemi e spiegazioni espropriando i legittimi proprietari.

Quando finalmente raggiungiamo Ramallah e iniziamo l’incontro ufficiale con i sindaci comprendiamo cosa intende uno di loro quando ci descrive “l’orrore di vivere prigionieri in casa”.

I toni del dialogo sono formali, come si conviene a un appuntamento istituzionale, ma i contenuti non sono né di circostanza né scontati. I rappresentanti delle comunità palestinesi credono nel proprio ruolo, nell’esercizio delle loro funzioni amministrative e nel più ambizioso obiettivo politico di costruzione quotidiana dello Stato palestinese. Un approccio condiviso dall’Anp, rappresentata dal ministro dei Poteri locali Khaled Qawasmi, che ha recentemente varato un programma speciale per destinare nuove risorse alle autonomie locali e offrire migliori servizi ai cittadini. Una sintonia, quella tra governo centrale e istituzioni comunali, che si riflette anche per quanto riguarda la linea politica nei confronti di Israele segnata dalla volontà di giungere quanto prima alla formazione di due Stati autonomi. Una posizione che, secondo i sindaci, si infrange nel continuo mancato rispetto degli accordi internazionali da parte di Israele e, soprattutto, dal continuo crescere di nuovi insediamenti colonici in territorio palestinese.


Ramallah, 11 ottobre 2009



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